Volevo fare il casellante!!

Blog, psicoterapia autogena di un web designer freelance

Volevo fare il casellante!! - 06/10/2017
06/10/2017

Alzi la mano chi da piccolo non ha mai dovuto rispondere alla fatidica domanda di qualche adulto benpensante cosa vuoi fare da grande?

Ed è infatti già in tenera età che ho avuto piena consapevolezza di soffrire di demenza senile precoce perché mentre tutti i miei compagnetti di scuola ambivano a ruoli di prestigio come l’astronauta, il pilota di formula 1 o il calciatore il mio sogno nel cassetto era fare il casellante.

Si, si, avete capito bene, quella figura mitologica spesso sprovvista dell’uso della parola che passa la vita facendovi da cassieri quando uscite dal casello dell’autostrada. Nel mio immaginario di bambino, evidentemente affetto da seri problemi nel relazionarmi con le ambizioni smodate dei più, quel lavoro era una figata senza precedenti, farmi pagare per passare le giornate seduto a guardare la tv.

In adolescenza ho avuto anche un piano B, volevo diventare un parrucchiere dei V.I.P., ma magari di questo parliamo un’altra volta perché è esattamente a questo punto dei post che, come al mio solito, dopo averti dato in pasto un titolo curioso e un introduzione degna parto per la tangente divagando come non ci fosse un domani e costringendoti a leggere fino alla fine per capire se quello che sto scrivendo abbia realmente un senso o se sia un banalissimo delirio di onnipotenza.

Ci sono cose che mi hanno sempre affascinato, un pò come i luoghi abbandonati che, per quanto luridi e fatiscenti, sono in grado di raccontare storie su storie finite nel dimenticatoio; ma le storie e i sogni a cosa ci servono se non a dare sfogo alla nostra fantasia, la nostra immaginazione, quel luogo nella nostra mente in cui siamo liberi di lasciare andare ogni pensiero ed essere semplicemente noi stessi con le nostre gioie, le nostre paure, le nostre consapevolezze.

Nella nostra mente riusciamo a distorcere la realtà, nella mia mi sono sempre sentito un maschio Alpha intrappolato in un corpo esile, un cervello forte in un cuore spesso sensibile e vulnerabile che lascio trapelare di tanto in tanto tra il porgermi come un cazzone e scrivere post in cui mi metto fin troppo a nudo senza remore. Ma io sono nato contraddittorio, in uno scontro perenne tra più anime che convivono sotto lo stesso tetto e osservo, osservo da sempre con scrupolosa attenzione il mondo che mi circonda.

Ed è quando hai imparato a guardare oltre il tuo naso che scopri la bellezza di alcune persone e smetti di avere paura di essere giudicato perché si sa, 100 complimenti non valgono come ti fa sentire una critica se non hai i filtri giusti, e io filtri ne ho davvero pochi e lascio da sempre che la vita mi infligga gioie e punizioni senza mai voltarmi dall’altra parte accumulando cicatrici su cicatrici che alle volte guariscono in fretta e altre volte diventano semplicemente compagne di viaggio.

E allora mi rendo conto che probabilmente, e da sempre, la mia più grande paura non è morire ma morire senza aver vissuto abbastanza e non mi riferisco di certo a quanti anni mi sono concessi ma a come ho saputo concedermeli. Mio padre diceva sempre, ed è una delle poche cose che ricordo di lui, meglio un giorno da leone che cento giorni da pecora; bhe papà, mi sa che quella volta qualcuno ti ha preso parecchio sul serio e probabilmente qualche rimpianto ce lo hai lasciato. Quella volta hai decisamente perso una buona occasione per startene zitto e farti i cazzi tuoi.

Non credo riuscirò mai a smettere di inseguire i miei sogni e provare a realizzarli tutti, sognare è l’unica cosa che so fare bene, ma quando sarò arrivato alla fine del viaggio, nonostante tutto l’impegno messo, potrò solo ammettere a me stesso di aver fallito perché alla resa dei conti esiste un unica indicibile verità assoluta: non sono mai diventato un casellante.