Mettiti in discussione

Blog, psicoterapia autogena di un web designer freelance

Mettiti in discussione - 29/05/2017
29/05/2017

Ogni singolo giorno riceviamo informazioni e sollecitazioni relative alla nostra professione e nella nostra vita privata. Ogni singola informazione spesso necessita di un adeguata chiave di lettura per essere interpretata in maniera consona e senza possibili fraintendimenti, o limitando perlomeno la marginalità di errore.

Sbagliare è umano, su questo non ci piove. Un mio vecchio titolare mi diceva sempre: solo chi lavora sbaglia, chi non sbaglia mai è perché non lavora. Eppure nonostante sia evidente che la crescita interiore e professionale passi anche per errori madornali pare la cosa non sia sufficiente perché la gente si metta in discussione.

Mettersi in discussione e chiave di lettura. Mettersi in discussione e chiave di lettura. Sono due punti che dovrebbero essere fermi in qualsiasi decisione. Sei veramente sicuro/a sia sempre colpa degli altri? Le informazioni ti arrivano e a ogni tua scelta corrispondono delle varianti, inutile piangere sul latte versato della serie ma se quella volta avessi fatto cosi invece che colà. Quella volta non tornerà, è andata, conta oggi, conta domani, conta quanto tu abbia imparato da quella volta.

Molto spesso mi rendo conto dell’accumulo di stress che le mie decisioni spesso comportano in primis a me stesso ma anche a chi mi sta intorno. Ma credo che comunque sbagliare sia un mio diritto, come lo è per tutti al mondo. Non nascondo che altrettanto spesso mi capita di perseverare ma abbiate pazienza, sono della vergine, non ne posso fare a meno, è scritto nel mio codice genetico o nel mio lato oscuro se preferite.

Mi piace pensare, ma non sono certo di crederci realmente, che ci sia un piano superiore, che le cose accadano sempre e comunque per un motivo e le nostre scelte non siano libero arbitrio ma una sorta di copione già scritto da qualcun altro; o forse semplici rimasugli di una memoria ancestrale che ci fa vivere e rivivere in vite differenti le stesse situazioni sperando si faccia finalmente la cosa giusta. Se ci pensate questo ci defatica notevolmente dal pensare che sia colpa nostra, che l’errore sia nostro, che la decisione sbagliata sia la tua.

Allora non ha più senso leggere le informazioni e mettersi in discussione, a cosa può servire una chiave di lettura appropriata nel momento in cui la scelta non è nostra?

Bhe, vi confesso che non ho dovuto stare a pensarci troppo per trovare una risposta, mi è bastato fermarmi un attimo. Io penso, mi metto in discussione, cerco di dare una senso a tutto, cerco di trovare la giusta interpretazione delle cose che mi accadono, cerco di avere sempre tutto sotto controllo e probabilmente sono chiaramente affetto da un disturbo ossessivo compulsivo, e non mi riferisco a cazzate come ripetere ossessivamente un gesto (se pensate sia solo quello informatevi meglio). Ma perché lo faccio? Non sarebbe meglio vivere in santa pace e non prendersi troppe preoccupazioni?

Ma assolutamente no, mi sentirei come un vegetale, l’unica alternativa possibile è nascondere la testa sotto la sabbia facendo finta di non vedere le cose, tenere la mente sempre occupata per non pensare e vivere una vita di merda e infelice per far contenti tutti quelli che ti stanno intorno e mai te stesso/a. Se il grande sogno della tua vita è aspettare la fotosintesi clorofilliana hai dei problemi dal mio punto di vista.

Che poi di vita ne hai solamente una, non prendiamoci per il culo pensando che realmente le religioni abbiano una minima parvenza di verità. Sembra la barzelletta del: tu credi in Dio? Si. E negli alieni? No. Perché no? Perché non ne ho mai visto uno. Ve la devo spiegare? Spero di no.

Nascondiamo le nostre debolezze continuamente dimenticando che probabilmente sono la nostra più grande forza, abbiamo paura di metterci in gioco perché si sta comodi nelle nostre abitudini sicure, abbiamo paura di rischiare perché se sbaglio cosa faccio?

Pensa alla tua vita e se ti piace sei stato bravo/a ma se non ti piace allora smettila di lamentarti e fai qualcosa per cambiarla. Nessuno la cambierà per te e i treni intanto passano, le persone se ne vanno, le occasioni le coglierà qualcun altro per te. Non vuol dire che ci riuscirai, non vuol dire che avrai una vita migliore, ma perlomeno ci hai provato, ti sembra poco? Chiediti se vuoi avere dei rimpianti in quel piccolo universo di giorni che per qualche motivo oscuro ti son stati regalati da chissà chi e chissà perché.

Ovviamente questo vale per me, per come sono fatto io. Lungi da me saputellare allegramente e sentenziare sulla vita degli altri, errore che ho già fatto in passato e che umanamente tenderei a ripetere se non altro per manifesto fastidio verso il 50% delle decisioni prese dal genere umano che a me risultano incomprensibili. Del resto, del fatto che io abbia un corrispettivo di difetti pari a quello che ritengo siano i miei pregi, non ho mai fatto mistero. Mi sveglio probabilmente più sensibile di un tempo negli ultimi anni, questo si, e il mio essere stronzo dei tempi che furono ogni tanto mi manca, mi salvaguardava dalle delusioni e dal dare troppo peso a cose di nessun valore.

Ma non tornerei indietro perché prima non capivo che tutto ha un senso, da tutto si impara e tutto accade per un motivo ben preciso. Prendetene coscienza mi verrebbe da dirvi ma vi avverto che vivrete peggio (questo è sicuro); chiedetevi se siete davvero cosi forti da sopportare perché se non lo siete nessuno potrà esserlo per voi e se non pensate di esserlo ricordate che a volte ci si mette meno a fare che a pensare di fare.

Cosa altro mi resta da dire? Volevo fare un articolo, ne è uscito un sermone. No Maria, io esco.