Intervista a: Ricky Bizzarro

Blog, psicoterapia autogena di un web designer freelance

Intervista a: Ricky Bizzarro - 18/07/2019
18/07/2019

Chi a Treviso non conosce Ricky Bizzarro scagli la prima pietra; cantante, chitarrista, compositore, leader dei Radiofiera, scrittore, attore, un pezzo vivente della storia della musica di marca. Ho conosciuto Ricky molti anni fa in giro per i palchi negli oltre vent’anni in cui ho fatto, a mia volta, il musicista. Ma cosa ci azzecca un musicista con un blog che parla di digitale e affini? Scopriamolo in questa intervista.

Ciao Ricky, è un bel pezzo che non ci si becca in giro ma seguo le tue avventure su Facebook pertanto sono sul pezzo e siccome so che non ti piacciono i giri di parole inutili ti sparo subito la domanda da un milione di dollari. Hai attraversato almeno 40anni di storia della musica vivendoli in prima persona, quale è stato secondo te l’impatto più significativo che il mondo del web ha avuto sul mondo della musica?

Potrei dire che ha “ucciso” la buona musica a favore della musica di merda, ma non lo dirò, soprattutto perché si tratta di una questione piuttosto complessa, che andrebbe discussa a fondo. Il web tende a semplificare tutto: le sonorità, innanzitutto. Un artista spende un sacco di soldi, tempo ed energie per registrare la propria musica cercando di plasmarla con più sfumature sonore possibili e poi …taaac! uno la ascolta nel proprio pc mentre fa altro…con quel suono da radiolina scassata. Che poi, anche se la ascolti in cuffia quello che ne esce è suono compresso oltre ogni immaginazione. Nulla a che vedere con il prodotto che esce dallo studio di incisione. Senza contare che le piattaforme tipo Spotify e compagnia bella hanno fottuto un sacco di grana agli artisti. Sai…la menata della diffusione planetaria…Personalmente ritengo che uno la “bellezza”, e con bellezza intendo musica, arte, buon cibo…insomma, bellezza!, se la deve faticare cercandola. Le cose che ti sparano quotidianamente in faccia una volta aperto il computer si susseguono nel caos…quello che voglio dire è che la merda si mescola alla cioccolata.

Ho spesso l’impressione che tutto questo esubero di mezzi per potersi mettere in vetrina, in particolare modo i social network, non giochi poi tanto a favore del talento o comunque la troppa offerta renda i prodotti usa e getta oltremisura. Come la vedi?

Come ho appena detto. Tutto quel casino di input sta plasmando i “cervelli semplici” a confondere le cose buone con quelle meno buone, o peggio che buone non lo sono affatto.

Ricordo gli anni 90 quando portavo le cassettine demo a mano nei locali per beccare una serata e ricordo invece nel primo decennio dei 2000 quando ho potuto esibirmi in tutta Italia e mezza Europa grazie alle email e internet. Ma come si organizza un evento nel 2019? Quale ritieni sia il modo migliore per una band o un artista per proporsi oggi?

Attraverso il web! Ecchetelodicoafare! A patto che tu sappia usare un certo tipo di linguaggi. Il web è molto utile se lo sai usare. A ottobre uscirà il mio primo libro e lo presenteremo al Festival letterario Carta Carbone a Treviso: il web sarà fondamentale per la diffusione sia dell’evento che del libro. Come ti dicevo, quello che conta è il linguaggio che adoperi per diffondere un prodotto. Puoi essere molto selettivo, e mirare un pubblico specifico, pur muovendoti nel grande caos della rete.

Mi ritengo molto fortunato per le esperienze musicali che ho potuto fare ma soprattutto per aver potuto vivere gli anni 80, 90 e 2000 della musica, le grandi band e i grandi album che non moriranno mai. Spesso, vedendo cosa ascoltano i ragazzi oggi e in primis mi riferisco alla trap, genere che non comprendo assolutamente ma presumo per un mio limite, mi viene da pensare che siano stati sfortunati a capitare in una decade musicale come quella in cui siamo, che opinione hai in proposito?

Beh, è indubbio che il periodo musicale dagli anni dieci in poi è di un livello molto discutibile. Ma non credo sia colpa dei giovani artisti, ma piuttosto del tempo che stiamo vivendo. La trap non è altro che un prodotto di questo tempo. Io faccio parte di un’altra epoca e quindi non mi riguarda. Se mi piacesse la trap significherebbe che gli artisti che la producono stanno facendo un cattivo lavoro. Io sono vecchio e quella roba deve piacere ai giovani. A mio padre i Pistols facevano ribrezzo ed era giusto così. Loro cercavano proprio quello: fare schifo ai vecchi. Prendi per esempio Nick Cave o Springsteen: stanno continuando a produrre capolavori. E’ lo spessore dell’artista quello che conta; spessore formato in gran parte dalle esperienze artistiche e umane vissute in epoche lontane da questa…

Non posso esimermi dal farti la seppur banale domandona sui talent perché hanno un impatto mediatico importante anche grazie ai social e alla rete. Molti li ritengono responsabili di una pochezza musicale molto diffusa da qualche anno ma d’altro canto portano l’attenzione sulla musica e offrono una vetrina a molti in prima serata. Quali sono i pro e i contro dei vari x-factor, the voice, amici & co secondo te?

I pro sono da ricercarsi nelle tasche di chi li produce: ecco, lì ci sono un sacco di pro! I contro li puoi scorgere nelle facce dei ragazzi che in quelle competizioni ci scommettono la vita. E’ una gara a chi urla di più e si muove meglio davanti a una telecamera. Ci sono ragazzi che sanno davvero cantare. Ce ne sono sempre meno che sanno scrivere una canzone.

Ricordo i tempi in cui un’etichetta sentiva i demo, ti proponeva un contratto per, che so, 3 album in 3 anni, insomma si lavorava sulla crescita del progetto musicale e questo permetteva alle band di affermarsi sulla lunga distanza, di crearsi un seguito e crescere a livello artistico. Oggi volendo chiunque può prodursi un album, aprire un canale su Youtube e farsi promozione da solo e, con una discreta dose di culo, affermarsi davanti ad un pubblico. Ma la rete è spietata, dalle stelle alle stalle è un attimo, ti senti a tuo agio con la frangia più giovane del pubblico di oggi?

Si’. Il nostro pubblico si è riciclato generazione dopo generazione. I ragazzi che ci seguono oggi cantano le nostre canzoni ai concerti proprio come facevano i loro genitori. Sono mossi dalle medesime emozioni. Quando scrivo una canzone cerco di metterci dentro una buona dose di emotività e quella roba prima o poi fa il suo lavoro…si tratta di frequenze. Quelli che sono connessi con le mie quella roba gli arriva, a prescindere dall’età.

Ricky dimmi la verità, il rock è vivo e vegeto nonostante tutto?

Il rock non morirà mai. Non si tratta di una musica , ma di un’attitudine.

Ti ringrazio moltissimo, è stato un piacere scambiare 4 chiacchiere con te, non mi rimane che salutarti e ci si vede a qualche tuo spettacolo in giro per la marca e magari ci rifacciamo un bel duetto su piova come quella volta al New Age 10 anni fa.

Con piacere. Ci si vede in giro.