Instagram ti ruba la vita?

Blog, psicoterapia autogena di un web designer freelance

Instagram ti ruba la vita? - 11/11/2018
11/11/2018

La risposta come sempre non sta nel mezzo ma nell’uso che ne facciamo. Verso inizio estate mi sono approcciato anche io al magico mondo di Instagram, so che esiste da molti anni ma non ne avevo mai avuto la necessità ne tantomeno mi interessava, sono una di quelle persone che, a meno di non dover fare di necessità virtù, aspetta che sia la curiosità a portarlo ad esplorare nuovi mondi, insomma il tempo era giunto.

Chi di voi mi segue avrà sicuramente notato che per diversi mesi mi ha preso bene, postavo con continuità almeno una volta al giorno, caricavo storie, seguivo profili e tutto l’iter del caso, diciamo che si mi ha preso bene ma ero nella mia fase testing, quella in cui capire come funziona e se davvero mi prendeva bene; da un pò ho smesso.

Posto solo quando ho realmente qualcosa che voglio condividere, quando magari ho tempo da perdere e magicamente mi sono accorto di una cosa: Instagram in pochissimi mesi mi stava già rubando troppa vita, o meglio, io stavo regalando troppa vita ad un social network. Si, lo so che questo vale per tutti i social, ma secondo me questo in particolare ha la capacità di renderti schiavo dello sharing senza che tu ne renda conto.

Alla fine è come con il fumo, da quando ho smesso (quasi 8 mesi ormai, incredibile) guardo ai fumatori con tristezza. Per esempio ad ogni cena con gente che fuma li vedo che appena finito di mangiare vanno in crisi mistica, hanno il rituale a cui obbedire, li vedo correre fuori dal ristorante ad ogni occasione, lo facevo anche io. Ecco, Instagram crea lo stesso tipo di dipendenza, mille volte di più di Facebook o della dipendenza da Twitter dell’ufficio stampa di Salvini.

Questo accade esattamente per le dinamiche e l’età media a cui è rivolto ovviamente, è letteralmente pensato per questo. Lo so che non sto dicendo niente che non sia ovvio ma lavorando con Internet e grazie ai mal di testa da cervicali causa overdose nel conseguente uso che faccio di computer e cellulare mi sono fermato quei 2 minuti ad analizzare la mia vita oggi e la mia vita 10 anni fa nelle abitudini.

In una giornata tipo di oggi per esempio appena sveglio faccio colazione col cellulare per vedere le news, leggere le mail dei clienti o anche solo per guardare il calendario di impegni e appuntamenti, 10 anni fa facevo colazione e basta.

Non credo vi dobbiate sforzare molto per immedesimarvi in queste abitudini, lo so benissimo che quando andate al bagno non avete più la pila di giornali da leggere e chi non ha peccato scagli la prima pietra. Siamo oramai educati a delle abitudini che si sono radicate nel nostro quotidiano ad una velocità impressionante, vedo letteralmente persone che postano ogni 10 minuti una storia e mi chiedo se questa sia vita, se stiano realmente vivendo quel che fanno o se il bisogno di riconoscimento via like non abbia davvero ormai preso per loro il sopravvento su qualsiasi altra forma di piacere nel fare.

Attenzione, non sto facendo il detrattore ne di instagram ne dei social in generale ma lo sapete che sono un nostalgico, nel mio mondo perfetto sarebbe tutto fantastico se quello di oggi e quello di ieri si fondessero, sapete, quella cosa tipo la vecchia abitazione in mezzo ai palazzi a Tokyo che si vedeva sempre nei cartoni degli anni 80 o quando per vedere qualcuno si andava a casa sua a suonargli il campanello invece di whatsappare.

Ecco, ci sono, la tecnologia mi piace da pazzi e ha cambiato in meglio la vita di tutti, quello che realmente mi manca è quella vita lenta e fatta di piccole cose degli anni 70, 80 e 90 dove tutto poteva diventare stupore; ma forse sono semplicemente io che svolazzando allegramente verso i cinquanta ho smesso di vedere alcuni colori del mondo e probabilmente è per questo che adoro il fragore silenzioso delle montagne.

Una cosa mi dispiace molto, quello che le nuove generazioni si sono perse di quello che abbiamo potuto essere noi nati negli anni 70, figli di un periodo dove tutto aveva un fascino particolare, figli dei Duran Duran e dei Guns n Roses, noi che abbiamo vissuto i Nirvana mentre a loro il mondo ha dato la trap e Young Signorino; del resto se ancora guardiamo vacanze di Natale dei Vanzina che è degli anni 80 possiamo ben capire la musica, i luoghi, le abitudini di un tempo che non c’è più e se nei locali si fan le feste anni 80 e anni 90 ci sarà un perché.

Lo so, ho divagato come al solito ma soprattutto ho detto un sacco di ovvietà perciò mi appropinquo a chiudere il cerchio; non è il mezzo è l’uso che se ne fa, io ho migliaia di ricordi veri, vissuti, belli, brutti e reali, di me resteranno sicuramente i post, i video e il #goinpussy ma anche le foto stampate degli anni in cui si usavano le pellicole e i quaderni in cui scrivevo le canzoni o disegnavo fumetti.

I post ci sopravviveranno, questo è certo, ma non facciamoli vivere al posto nostro.

Buona Domenica barboni