Il giorno che la lasciò…

Blog, psicoterapia autogena di un web designer freelance

Il giorno che la lasciò… - 02/05/2017
02/05/2017

..fu il primo giorno del viaggio per tornare da lei. Questa celebre frase tratta da Il piccolo principe apre numerose porte sulle decisioni che uno deve prendere nella vita, certo, ma anche in ambito lavorativo.

Oggi giorno da freelance prendiamo delle decisioni, e le stesse hanno naturalmente delle conseguenze su quello che sarà il nostro futuro professionale; accettare o no un lavoro, pensare al prezzo più corretto, alle varie ed eventuali, a chi affidare o con chi collaborare per un determinato progetto. Sono tutte cose a cui dobbiamo prestare la massima attenzione, ne va in primis della nostra reputazione, ma anche della nostra serenità nello svolgere la professione.

Queste decisioni non sono quasi mai semplici e a ogni scelta sbagliata siamo sempre e comunque noi a pagare dazio. Sono fermamente convinto che stare a pensare troppo alle cose non aiuta, anzi, ti impedisce di metterti in gioco e rischiare. Nel mio caso specifico seguo il mio istinto, quando sento quel quinto senso e mezzo che mi pizzica allora oso.

Certo, direte voi, è un po azzardata come cosa ma da quando sono al mondo ho imparato a elaborare in fretta e questo spesso mi ha salvato da situazioni disastrose. Ma non basta perché a volte elaborare troppo in fretta può spingerti a dire o fare cose di cui potresti pentirti sulla breve distanza e questo non è buono.

L’unica vera opzione utile alla causa nelle decisioni è di togliere i paraocchi che spesso ci portiamo appresso e valutare a 360 gradi ma, fondamentale, avere un piano B, la via di fuga, l’opzione di riserva o come cazzo volete chiamarla. Ecco, è quella che vi salva la vita e vi permette di giocarvela riducendo al minimo la percentuale di rischio.

Nessuno di noi (credo) ha la sfera di cristallo per sapere quale sia la scelta giusta da fare ma sono anche consapevole che se non si azzarda un po nella vita non ci sia la minima speranza di crescere come persone e come professionisti. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, questa è la parte più dura; è spesso duro ammettere a noi stessi che abbiamo sbagliato o l’abbiamo cannata.

Puoi ricevere mille complimenti per il tuo lavoro ma non faranno mai l’effetto di una sola critica, quel qualcosa che abbatte le tue sicurezze e ti fa perdere lucidità. Si, tranquilli, son sensei ma succede anche a me, non è niente di grave se ne approfittiamo per crescere.

Di natura sono piuttosto testardo e flessibile solo se mi garba; lo sono ora a quasi 45 anni, 10 anni fa non ero decisamente gestibile sotto certi aspetti per la sindrome del leader saputello che mi porto appresso come marchio di fabbrica; ma qualche tempo fa una persona mi ha dato un input che mi ha aperto una differente visione delle cose che magari per voi è scontatissima ma per me non lo era affatto.

Non esiste solo il bianco e nero, devi cogliere le sfumature

Questa frase apparentemente scontata (e forse anche un po banale ai più) mi ha aperto una prospettiva, un varco tra le mie decisioni istintive e il piano B. Cazzo si, devi vedere le cose anche da altri mille lati, ma non perdendo più tempo nelle valutazioni, semplicemente filtrandole per il principio che non sempre quello che vedi o è nella tua testa corrisponde alla realtà.

Se riuscirò a fare mio questo piccolo principio forse sarò un professionista migliore, una persona migliore; non so se ne sono realmente in grado ma la consapevolezza di un proprio limite è di certo la prima fase di una maturazione che sembra non avere mai fine nonostante gli anni che passano.

Non so a cosa vi possa servire questo post, francamente non ne ho idea, non sono nemmeno sicuro di aver scritto cose comprensibili ma ormai l’avete letto, fatene l’uso che ritenete più giusto. Tenete sempre conto che io scrivendolo ho risparmiato una seduta dallo psicoterapeuta quindi vi sono grato a prescindere.

Enjoy.